L’importanza della SOM per i suoli vitati in uno studio di F.A.Re.Su.BIO

In viticoltura viene oggi sempre più rivolta attenzione alla conservazione della sostanza organica del suolo (SOM, Soil Organic Matter) e alle pratiche che consentono di migliorarne qualità funzionali e specificità territoriali. La sostanza organica è associata a diverse proprietà fisiche, chimiche e biologiche del suolo; svolge un ruolo fondamentale sia nei processi e nel funzionamento del terreno che nella conservazione della sua fertilità, incidendo positivamente anche sulla struttura del suolo stesso.

Sulle pagine (18-20) de Il Corriere Vinicolo n. 4/2023, parte della rubrica Gestione del suolo, riportati alcuni risultati di una ricerca, condotta nel contesto del progetto F.A.Re.Su.BIO (Fertilità, Ambiente, Reddito attraverso Suolo e Biodiversità) da Isabella Ghiglieno, Anna Simonetto, Luca Facciano, Marta Donna, Pierluigi Donna, Marco Tonni, Gianni Gilioli e Leonardo Valenti. Il focus pubblicato (a cura degli stessi autori della ricerca) presenta un esempio di applicazione di analisi multidimensionale dei dati, utile per valutare l’influenza delle tecniche di gestione del terreno e delle variabili pedoclimatiche sulle variazioni della sostanza organica in vigneto .

Lo studio presentato conferma alcune relazioni con la variazione di sostanza organica, già osservate da altri autori: in particolare l’incidenza negativa di eccessive lavorazioni meccaniche e del compattamento. L’analisi integrata dei dati ha permesso di evidenziare alcune risposte della SOM, contribuendo alla comprensione della sua presenza come elemento di coesione tra la biodiversità edafica e la fertilità chimico-fisica del suolo.

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Vino in GDO, un’analisi dello scenario 2022 sul CV

Sulle pagine de Il Corriere Vinicolo n. 4/2023 è ripercorso lo scenario 2022 del canale GDO italiano in merito alle vendite di vino. La questione è trattata prima in un articolo a cura di Giulio Somma e Fabio Ciarla, che in proposito hanno raccolto le voci di produttori e distributori (alle pagg. 2-4 del settimanale), e più avanti in un analisi dei dati Ismea-Nielsen sull’andamento della Gdo nel 2022, curata da Carlo Flamini, coordinatore dall’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini (alle pagg. 5-7).

Sul piatto delle interviste, che dipingono insieme uno scenario in cui lo scaffale della Gdo è specchio di una domanda che cambia sotto la spinta delle nuove generazioni, vi sono le “bollicine”, ed in particolare quelle di primo prezzo che sembrano oggi consolidare il loro spazio concorrenziale al Prosecco; vi è la forza e la debolezza della locomotiva dell’export italiano che ha creato un mercato dove stanno entrando molte etichette; e ancora la “caduta libera” dei rossi (che pare prossima a fermarsi) e lo stato attuale dell’e-commerce, dopo il boom scaturito dalle restrizioni imposte per il contrasto alla diffusione della pandemia del Covid-19. Intervistati Daniele Simoni (Schenk Italian Wineries), Sergio Dagnino (Gruppo Prosit), Davide Guarini (Losito & Guarini), Simone Felice (Caviro), Quirico Decordi (Vinicola Decordi), Alessio Savio (Mionetto), Alessandro Pazienza (xtraWine) e Francesco Scarcelli (Coop Italia) che porta al Corriere Vinicolo un commento ai sopracitati dati Ismea-Nielsen.

Dall’analisi dell’Osservatorio del Vino sulle vendite 2022 nella Gdo italiana emerge, prima di tutto, che i volumi generali sono in calo 6%, con una fiammata inflazionistica nel quarto trimestre dell’anno (+7% medio). Le vendite di vino fermo sono scese lo scorso anno sotto 7 milioni di ettolitri: al di sotto quindi dei livelli che erano stati registrati nel 2015!. Tengono invece gli spumanti, con gli Charmat entry-level che fanno +13% (il report integrale di Osservatorio del Vino, con i dati di dettaglio, è disponibile sulla piattaforma https://www.osservatoriodelvino.it nella sezione Report).

FEB

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Sudafrica, export vinicolo 2022 in calo (-5% vol. e -2,4% val.)

Le esportazioni di vino dal Sudafrica hanno totalizzato nel 2022 un volume di 3,688 milioni di ettolitri (-5% o –200.000 hl vs 2021) e un valore di 9,9 miliardi di Rand (circa 527,5 milioni di Euro), equivalenti ad un calo valore del 2,4% sull’anno precedete. L’evoluzione del prezzo medio di vendita è stata del +2%, trainata da una consistente crescita del prezzo del vino sfuso (+5%), prodotto che rappresenta il 62% di tutte le spedizioni oltreconfine in termini di volume.

Questi e i seguenti dati sono parte del nuovo rapporto sulle esportazioni di Wines of South Africa (WoSA) e SAWIS (qui un’infografica con tutti i dati più significativi).

Le esportazioni sudafricane di vino sfuso hanno raggiunto lo scorso anno un volume di 2,277 milioni di ettolitri (-1,2%) e un valore di 2,3 miliardi di Rand (circa 123 milioni di euro; -6,2%); le esportazioni di vino confezionato hanno invece totalizzato nel 2022 un volume di 1,41 milioni di ettolitri (-3%) e un valore di 7,6 miliardi di Rand (poco più di 406 milioni di euro; -3,3%); il 77%, del valore totale dell’export vinicolo sudafricano è dunque rappresentato dal vino in bottiglia.

Primo mercato di destinazione del vino sudafricano è il Regno Unito, destinazione che ha fatto registrare nel 2022 una crescita in termini di volume del 5% sull’anno precedente. Secondo mercato la Germania che lo scorso hanno ha visto un calo del 17% valore e del 9% volume. Rallenta anche, a causa delle estese misure di blocco imposte dal governo locale, la Cina (-26% valore e -38% volume), destinazione che in precedenza aveva portato all’industria vinicola sudafricana una crescita esponenziale.

Degno di nota, questione di cui ci eravamo già occupati a marzo scorso, l’andamento delle esportazioni 2022 verso l’Africa, sia in termini di volume (232.000 hl) che di valore (819 milioni di Rand, +8% vs 2021). Il continente africano continua a fornire opportunità interessanti per il vino del Sudafrica e si prevede che queste saranno ancora maggiori d’ora in poi, con il trattato di libero commercio continentale africano, l’African Continental Free Trade Agreement (AfCFTA).

Secondo quanto dichiarato alla stampa (noi lo leggiamo su wine.co.za) dal Ceo di WoSa – Siobhan Thompson – la ripresa delle esportazioni è stata frenata nel 2022 da diversi fattori non riconducibili ai produttori di vino: tra aprile e ottobre scorsi le esportazioni sono state condizionate da condizioni meteorologiche avverse e ancora da scioperi susseguitisi nel porto di Città del Capo; a ciò si aggiungano problematiche logistiche legate alla carenza di container e di materiali di imballaggio.

FEB

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