Vuoto a rendere, un “no” è più sostenibile

Nuovi venti di rivolta attraversano l’industria europea, scesa sulle barricate contro la tanto attesa (e temuta) Packaging and Packaging Waste Directive, presentata lo scorso 30 novembre a Bruxelles dal vicepresidente della Commissione europea e commissario allo European Green Deal, l’olandese Frans Timmermans. Scopo della misura proposta è quello di contenere la generazione di rifiuti di imballaggio, ma così come concepita l’azione cancellerebbe anni di lavoro sul riciclo, imponendo nuove politiche centrate tutte e solo sul riuso.

Per il settore vino del nostro paese quella proposta è un’opzione sostanzialmente impraticabile, anche perché scardinerebbe l’eccellenza della filiera nazionale del riciclo, in primis del vetro. Le razioni del mondo industriale italiano, dunque, non si sono fatte attendere, così come quelle della filiera vinicola europea. In proposito, Ceev e UIV hanno sottolineato le forti difficoltà ad applicare obblighi incompatibili con la distribuzione globale del vino, ribadendo il ruolo centrale della qualità del contenitore nelle strategie di marketing.

Il tema è trattato da Giulio Somma, Fabio Ciarla, Vittorio Ferla e Christophe Andrieu in una serie di contributi pubblicati su Il Corriere Vinicolo n. 39 del 5 dicembre 2022. Dopo un’inquadramento generale della questione, proposte le posizioni del CEEV e di UIV e raccolte le del settore, tra Italia e Francia.

 

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