Russia e Ucraina tra vitivinicoltura e guerra

Nella regione del Mar Nero, la vite viene coltivata nelle zone protette dai venti e influenzate dalla massa d’acqua. Là le temperature invernali raggiungono punte minime di -30 o -40 °C tanto che la vitis vinifera è allevata bassa a cespuglio, con tralci che partono dal ceppo a raso terra, così che prima dell’inverno possono essere facilmente stesi al suolo e ricoperti con terra per evitare che gelino. Sulle pagine de Il Corriere Vinicolo n. 16/2022, il professor Mario Fregoni (già ordinario di viticoltura all’Università Cattolica di Piacenza e Presidente onorario dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), propone una panoramica sulla vitivinicoltura nella regione del Mar Nero, arricchita da ricordi e previsioni sui possibili esiti del conflitto in corso sul settore vino. La produzione d’uva da vino in Russia non dovrebbe essere compromessa quest’anno ma le sanzioni determineranno quasi certamente la riduzione delle importazioni di vino estero (importazioni che avevano raggiunto un record storico solo lo scorso anno). Al contrario in Ucraina le viti, a causa dell’abbandono delle campagne dovuto alla guerra, sono rimaste sottoterra e questo annullerà la vendemmia e comporterà la necessità di una ricostruzione dei vigneti con una potatura di ritorno e di produzione.

FEB

Corriere, Caucaso, CV 16/2022, Mar Nero, Mario Fregoni

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