Brexit e pandemia: due grattacapi (anche) per il vino britannico

Prima della Brexit trovare manodopera per le operazioni di conduzione del vigneto e produzione del vino nel Regno Unito non è mai stato un problema. Oggi invece la manodopera stagionale scarseggia. Questo quanto recentemente dichiarato da un piccolo produttore di Ridgeview (regione vinicola del sud dell’Inghilterra) all’agenzia di stampa francese AFP. Il problema è stato oltretutto ingigantito dalle restrizioni ai movimenti delle persone imposti dalla crisi sanitaria del coronavirus, che oltre sulla disponibilità di manodopera pesano anche sul settore del turismo del vino (sebbene quello interno sia in crescita). Si aggiungano poi gli aumenti nelle spese burocratiche, il maggiori costi da affrontare per l’esportazioni e quelli per l’approvvigionamento di materiali e macchinari per vino e vigna. Insomma, sebbene ci sia un lato buono delle medaglia, e cioè quello legato all’aumento dei consumi di vino domestico (favorito anche dall’aumento dei prezzi di quello d’importazione), l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea sembra aver portato non pochi problemi all’industria vitivinicola britannica. Ricordiamo che già a febbraio 2021, quindi a pochissime settimane “dall’uscita”, Il Corriere Vinicolo aveva dedicato un’approfondimento sull’impatto della Brexit sul mercato del vino ne Regno Unito (CV n. 5/2021 del 8 febbraio), raccogliendo anche le testimonianze di spedizionieri, operatori logistici e produttori.

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