I dazi cinesi minano l’export australiano che galleggia al -4%

Wine Australia ha pubblicato lo scorso 29 aprile i dati statistici sulle esportazioni vinicole australiane per l’anno chiusosi a fine marzo 2021. Nei dodici mesi in esame le esportazioni di aussie wine sono diminuite del 4% in valore fino ad un fatturato FOB complessivo di 2,77 miliardi di AUD ( 1,78 miliardi di euro) e del 1% in volume fino a 7,24 milioni di ettolitri. Il prezzo medio di vendita dei vini australiani in uscita è stato di 3,82 AUD/litro (€ 2,46/litro), il -3% rispetto a quello del periodo precedente. La diminuzione del fatturato rispecchia quindi la diminuzione del volume di esportazione.

Guardando ai dati per mese si nota che dopo il calo delle spedizioni avvenuto nei primi mesi della pandemia del Covid-19, le esportazioni di vino australiano sono tornate a crescere a partire da maggio-giugno 2020, trainate dai mercati di Cina e Regno Unito. Con l’introduzione dei dazi cinesi a fine novembre le spedizioni verso la Cina si sono però pressoché interrotte: tra dicembre 2020 e marzo 21 l’industria vinicola australiana ha spedito alla volta della Cina continentale vino per un valore di soli 12 milioni i AUD, quando nello stesso periodo dell’anno precedente era stato raggiunto un fatturato di 324 milioni di AUD.

Se è vero che con i dazi le cose sono cambiate, nell’anno a marzo la Cina rimane il primo mercato di destinazione del vino australiano per valore; complici i mesi pre dazi il fatturato FOB verso la Cina continentale è stato di 869 milioni di AUD (-24% vs anno precedente). Seguono per valore le destinazioni di UK, +33% fino a 461 milioni di AUD; Stati Uniti, +4% fino a 432 milioni di AUD; Canada, + 9% fino a 195 milioni di AUD; Hong Kong, +55% fino a 148 milioni di AUD.

La top five delle destinazioni in volume vede invece al primo posto il Regno Unito, con 2,64 milioni di ettolitri nell’anno chiuso a fine marzo 2021 (+21% vs 12 mesi precedenti). Seguono: Stati Uniti, +1% fino a 1,35 milioni di ettolitri, Cina continentale, -40% fino a 780.000 hl; Canada, +4% fino a 540.000 hl; Germania, +22% fino a 360.000 ettolitri.

Nel contesto dei dazi cinesi è interessante notare come i grandi gruppi vinicoli australiani stiano cercando strategie di business che siano capaci di contenere le forti perdite a venire: ricordiamo che il Ministero del commercio della Cina ha annunciato a marzo che le tariffe antidumping sul vino australiano saranno in vigore per i prossimi cinque anni. In un’intervista rilasciata al Financial Times nei giorni scorsi, Robert Foye, AD di Accolade Wines (il secondo più grande gruppo vinicolo australiano, ora sotto il controllo della private equity statunitense Carlyle) ha dichiaro che ha in progetto di lanciare nei prossimi anni una IPO (initial public offering) per quotare Accolde in borsa, indicando come possibile sede proprio la borsa valori di Hong Kong. Inoltre lo stesso Foye ha suggerito la possibilità di aggirare i dazi cinesi spedendo vino a Pechino da altri paesi, quali il Cile, il Sud Africa e gli Stati Uniti, facendo dunque intendere una possibile campagna di acquisizioni extra Australia.

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