NON è una questione di etichetta……

…… sta lentamente maturando in ambito Comunitario la riforma delle etichette dei prodotti vitivinicoli e le modifiche, sostanziali, che la nuova normativa si appresta a varare creeranno, con ogni probabilità, molta confusione tra gli operatori mentre restano tutti da verificare i reali vantaggi e benefici per i consumatori.
La modifica più rilevante che, formalmente, tende ad uniformare le etichette del vino (disciplinate del Reg CE 607/2009) con quelle degli altri prodotti alimentari (viceversa normate dal Reg UE 1169/2011) consisterebbe nell’obbligo di indicare la lista degli ingredienti in etichetta. Si presume

assieme alle indicazioni che devono figurare nel medesimo campo visivo ed assieme alla denominazione di vendita: “VINO” !!??

Ad un “Cittadino/Consumatore mediamente informato” potrebbe sembrare una modifica del tutto auspicabile ma, probabilmente, l’unico vantaggio che sortirebbe è quello di spiegargli che l’ingrediente è solo UNO: l’UVA…….!!!!
…….. fresca da vino o leggermente appassita! Si dovrà anche indicare la varietà o il blend varietale???

Di quanti elementi ulteriori di sovrapposizione e confusione con l’attuale normativa, che riserva determinati termini a vini di qualità, si dovrà tener conto?
Verrà stravolto anche il concetto di durabilità, di un vino in bottiglia, di fatto non determinabile in quanto strettamente collegato alla sua tipologia (Bianco; Rosso; Rosato; barricato; invecchiato etc…..)? Data di scadenza e/o di preferibile consumo di un Brunello un Barolo, un Negramaro???
L’intera faccenda sta purtroppo assumendo toni ideologici, non legati alla corretta interpretazione della normativa vitivinicola, e rischia di creare confusione e disorientamento ancora più grande di quanto non abbia fatto l’”innovazione molto tra virgolette” del 2009 sui vini di qualità, estendendo in modo approssimativo il regime delle DOP/IGP al settore vitivinicolo e non tenendo in debito conto la diversità dei sistemi di produzione Nazionali rispetto alle categorie previste per le Denominazioni d’Origine e le Indicazioni Geografiche.

Sarebbe bene riflettere sui risultati, a distanza di quasi 10 anni, di quella che fu dipinta come una “Rivoluzione Copernicana” del sistema dei vini di qualità e che avrebbe comportato grandi benefici per produttori e consumatori rendendo omogeneo il sistema per tutti i prodotti vinicoli dell’UE.
Basta una sommaria indagine su “consumatori mediamente informati” per rendersi conto che, in stragrande maggioranza, essi non comprendono le differenze e le analogie tra un vino DOP europeo ed una DOCG; tra un qualsiasi prodotto IGP (in cui le materie prime possono provenire da territori estranei alla zona di produzione) ed un vino IGT che viceversa lo vieta.
Per stare al punto vero della faccenda e cioè: garantire a Produttori Onesti e Consumatori condizioni di corretta operatività e altrettanto corretta informazione; sarebbe necessario rispettare i “pilastri” del diritto agroalimentare comunitario e, se se ne vogliono cambiare le regole, almeno dire prima come e secondo quale logica.

Posto che, le norme di designazione siano la “traduzione” – in termini comprensibili ai più – delle regole imposte ai sistemi di produzione, non si può ipotizzare lo stravolgimento del sistema di designazione attuale dei vini senza considerare che le sue leggi sul sistema di produzione sono sostanzialmente diverse da quelle degli altri alimenti e bevande!!
Le differenze sono macroscopiche e, opportunamente, per decenni la legislazione agroalimentare ha previsto PER I VINI un sistema di designazione specifico che non riguarda, peraltro, solo vini prodotti nell’UE ma va inquadrato in un sistema più ampio disegnato dall’OIV.
Il primo cardine sta nel fatto che il vino è, per normativa e di fatto, un prodotto mono-ingrediente per il quale già la denominazione generica è tutelata per legge. Ciò risulta assorbente di ben due obblighi fondamentali previsti dal Reg UE 1169/2011 sui prodotti alimentari cioè: indicare la Denominazione di vendita (Vino, appunto); riportare la lista degli ingredienti (uva, peraltro solo di vitigni autorizzati).
Il secondo cardine è costituito dalle complessa normativa sulle operazioni enologiche, prevista dal Reg CE 606/2009 che, non consentono, di manipolare il vino a piacimento durante la sua produzione ma permettono, solo a determinate condizioni ed entro limiti fissati, aggiunte e/o trattamenti espressamente previsti.

Si tratta, in altre parole, di applicare il principio della c.d. “ lista positiva”, per cui è possibile fare operazioni ed aggiungere determinate sostanze per uso specifico solo se specificamente previsto. Più semplicemente, non è consentito aggiungere al vino Coloranti, Esalatori di sapidità, additivi generici, etc che non siano indicati e permessi dal suddetto Reg CE nr 606/2009 sulle operazioni enologiche. Ciò comporta che al vino, per definizione, non si possono aggiungere ingredienti che non siano l’uva o, altri composti, non naturalmente presenti nel mosto da essa ottenuto.
Logica vuole che, in presenza di un obbligo così restrittivo sulle norme di produzione, il diritto agroalimentare europeo preveda uno specifico sistema di designazione ed etichettatura riservato al vino che, congiuntamente alla norme di produzione dei vini di qualità, ne tuteli la specificità e soprattutto riservi a determinati prodotti (Vini a Denominazioni d’Origine ed Indicazione Geografica) quei termini che connotano appunto qualità e caratteristiche superiori (Annata, Vitigno, Riserva, etc….). E così, infatti, sinora è stato tutelando sia il consumatore che il produttore con un sistema, forse complesso, ma in realtà articolato in modo tale da garantire che la qualità certificata attraverso i sistemi di produzione delle DO e delle IG fosse immediatamente percepita attraverso il sistema di etichettatura rispetto ai vini comuni.

Infine, va sottolineato che gli aspetti c.d. “sanitari”, opportunamente demandati dal Regolamento generale sulle etichettature al sistema di designazione, sono stati già ampiamente assorbiti dalle norme vigenti per le etichette vinicole. Infatti, gli allergeni (in particolare i solfiti) com’è noto vengono espressamente e debitamente evidenziati sulle etichette dei prodotti vinicoli in modo ben più visibile e rilevante di quanto avvenga per tutte le altre etichette di prodotti alimentari. Queste ultime ricorrono al sistema, di dubbia efficacia, di evidenziarli in grassetto nella lista ingredienti spesso poco visibile, riportata in caratteri microscopici e, quindi, poco decifrabile dal consumatore.
In definitiva, introdurre elementi di confusione con un sistema, inevitabilmente ibrido, che scaturirebbe da un miscuglio tra le norme di carattere generale e norme specifiche sulla designazione invece che chiarezza genererebbe confusione e disorientamento sul produttore che le etichette le scrive e, soprattutto, su chi le deve leggere nel suo interesse ed a tutela della sua salute.

Di etichette nutrizionali e pittogrammi se ne può e, credo, se ne debba parlare, ma in termini costruttivi e senza perdere la bussola.
Ne riparleremo, intanto attendiamo le novità del Vinitaly……. Credo che sia nell’interesse di tutti seguire questa questione con molta attenzione……

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